Riccardo Rizzetto: “Le piante in città devono essere prima di tutto belle”.
Quanti di voi hanno sentito sparate di politici, archi star o botanistar: mille miliardi di piante entro il 2030! Numeri, numeri, eppure la qualità estetica delle piante è sempre brutta: difetti molto evidenti, tagli, ferite, radici scortecciante, chiome asimmetriche, insomma piante brutte. Ma noi abbiamo bisogno della bellezza botanica. Una pianta bella, armonica è una pianta equilibrata. È una pianta che è ben bilanciata radici e chioma, una pianta che non ha ferite, è una pianta che ha più possibilità di vivere bene in un contesto urbano. Se noi inseguiamo solo i numeri, ci stiamo curando della quantità e non della qualità. Stiamo sprecando un’occasione incredibile. Stiamo buttando via soldi perché quelle piante moriranno e le si dovrà cambiare. E poi soprattutto se volessimo piantare miliardi di alberi dobbiamo fare i conti con la realtà: nei vivai quelle piante non ce le abbiamo, non siamo in grado di soddisfare la richiesta, e ancora una volta consideriamo un mondo ideale e non quello reale.
Edoardo Musarò: “Perché il comparto pasta non è in buona salute”.
La pasta per l’Italia è un prodotto anche simbolico, ci rappresenta almeno quando la Gioconda: nel mondo, la filiera della pasta vale 72 miliardi e in Italia 9 miliardi. Nel mondo un piatto di pasta su quattro è fatto con pasta italiana, in Europa tre pacchi di pasta su quattro sono fatti con pasta italiana. Ascoltando questi numeri viene pensare che il comporta sia in buona salute. Ma non è così. Oltre al problema del cambiamento climatico che impatta sulla produzione, oltre alle dinamiche geopolitiche, i dazi minacciati da Trump (107%) e la guerra in Ucraina, potrebbero avere (nel caso dei dazi, gli Stati Uniti sono il secondo mercato per la pasta italiana, dopo la Germania) e già hanno, invece, nel caso del conflitto, conseguenze molto serie.
A questi problemi si aggiungono quelli portati dal calo demografico. India e Cina, che rispetto all’Occidente crescono ancora, non hanno la pasta nel loro carnet alimentare. In Italia negli ultimi 10 anni il consumo di pasta è diminutio di tre chili pro-capite all’anno (dai 26 chili pro-capite ai 23 chili). Anche la produzione di grano duro in Italia, negli ultimi 10 anni, è calata di un milione di tonnellate. Inoltre, la nostra filiera non è autonoma. In Italia si producono 3.8 milioni di tonnellate di grano duro, la filiera necessiterebbe di ben 6 milioni di tonnellate. Il settore della pasta oggi presenta buoni numeri soprattutto grazie alle esportazioni, cioè grazie al valore aggiunto che riusciamo ad ottenere sul mercato estero.
Annalisa Spadola: “Notizie sul caffè”.
Il mondo del caffè sta vivendo una rivoluzione, perché i paesi produttori, cioè i paesi della fascia equatoriale, stanno vivendo i contraccolpi dei cambiamenti climatici e stanno subendo disagi anche per via della speculazione. Difatti, da un anno e mezzo a questa parte, il prezzo del caffè all’origine è triplicato. È ora che il mercato cambi. Ci sono centinaia di cultivar di caffè Arabia e Robusta e considerato che le curve di tostatura incidono tantissimo sul gusto del caffè in tazza, molte aziende, (e noi della Moak siamo tra queste), stanno lavorando con i paesi d’origine, di modo da portare lì le varie tecniche agronomiche, non solo quelle legate alla coltivazione della pianta ma anche il bagaglio di conoscenze utili per la tostatura del caffè, di modo da garantire un prezzo equo all’agricoltore, che alla fine della filiera è quello che guadagna di meno.
Silvano Fuso. “Cos’è la macchina di Majorana”
Dalle istituzioni ci si aspetterebbe un’operazione di contrasto alla pseudoscienza, e invece spesso ne incentivano la diffusione. Basti pensare che mercoledì 22 ottobre 2025, in Senato è stata organizzata una conferenza, con il beneplacito dell’ex ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio, intitolata: Majorana – Pellizzi è tempo di agire. La macchina di Majorana è un fantomatico dispositivo in grado di trasmutare la materia, per esempio trasformare la sabbia in grano. L’imprenditore Pellizzi avrebbe incontrato Majorana in un convento dove il fisico una volta inscenata la sua scomparsa, nel 1938, si sarebbe ritirato. Majorana avrebbe dato a Pellizzi il compito di mettere a punto la macchina. Tutto ciò viene raccontato da Alfredo Ravelli in un libro di 1750 pagine, venduto on line alla cifra di 390 euro. Durante la conferenza stampa in Senato si auspicava che tutte le biblioteche d’Italia acquistassero il volume. Insomma, se l’auspicio dei relatori fosse stato preso sul serio, considerate che le biblioteche italiane censite sono 13.740 e visto che – ripetiamo- il costo del volume è 390 euro, l’operazione sarebbe stata essa stessa una vera macchina di Majorana, un modo per trasformare carta stampata in oro.







