I soldi crescono sugli alberi. Non c’entra il noto episodio di Pinocchio (il campo dei miracoli), ovvero l’inganno del Gatto e la Volpe che volevano spingere Pinocchio a piantare gli zecchini sotto una quercia, così da far crescere un albero carico d’oro.
La rivista Foreign Affairs, basandosi sui dati della US Customs and Border Protection, ci ricorda che il disboscamento illegale è il terzo crimine transnazionale più redditizio, dopo la contraffazione e il traffico di stupefacenti.
A questo proposito, sia l’Interpol sia il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, hanno stimato che dal 15 al 30% del commercio globale di legname sia illegale. Questa percentuale sale al 50-90 nei paesi tropicali dell’Amazzonia, del bacino del Congo e di tutto il Sud-est asiatico.
Le stime sono variabili perché il disboscamento illegale non è stato ancora sufficientemente considerato prioritario, quindi organizzazioni e governi internazionali non lo studiano approfonditamente.
Resta il fatto che nel 2024, sempre la Customs and Border Protection (CBP) ha riferito che i reati forestali hanno generato circa 157 miliardi di dollari di profitti all’anno in tutto il mondo: è relativamente facile generare denaro e riciclare i proventi illeciti.
Come accade per l’oro, un’altra risorsa naturale spesso estratta e commercializzata illegalmente da gruppi criminali, le origini e le certificazioni del legno possono essere falsificate, rendendo possibile spacciare legname di provenienza illegale per legittimo.
Il trucco è il seguente: attraverso questo processo di “riciclaggio del legname”, le organizzazioni criminali fanno apparire legale il legname illegale, identificandone erroneamente la specie, etichettandone erroneamente l’origine o falsificando in altro modo i registri commerciali, consentendone la mescolanza con legname legale, che entra così nel commercio internazionale e può essere venduto.
Un altro trucco, noto agli investigatori come “doppio riciclaggio”, sposta i proventi del disboscamento in investimenti apparentemente legittimi, come il settore immobiliare, al fine di occultarne l’origine.
Oppure: i narcotrafficanti centroamericani praticano il “narco-allevamento”, ovvero, finanziano la deforestazione, piantano pascoli e allevando illegalmente bestiame nelle aree protette per riciclare denaro, costruire piste di atterraggio e rivendicare territori lungo le rotte del narcotraffico
E’ un’attività molto redditizia, il rischio di essere scoperti è relativamente basso, perché le indagini sui reati ambientali non sono prioritarie e le sanzioni penali sono una frazione di quelle previste per altri reati transnazionali, come il traffico di droga.
Oggi parliamo di come, attraverso quali truffe e trucchi, le organizzazioni criminali ingannano il Pinocchio di turno e realizzano davvero alberi tutti d’oro, con grande danno per l’ecosistema.
Parliamo, insomma, un po’ di ecologia.







