John Oakes, scrittore e editor americano, ha scritto un originale saggio narrativo dedicato al tentativo di “fare a meno” in un contesto economico e culturale caratterizzato dal volere sempre tanto, di più, tutto, qual è quello nostro contemporaneo. E’ vero che non sarà proprio per tutti così, ma tendenzialmente prendere, acquistare, riempire, consumare, è un desiderio che appartiene ai più a tutti i livelli: fare il pieno di cibo, di libri, di viaggi, di soldi, di oggetti, di dopamina, di vacanze. Stare con lo stomaco mezzo vuoto, in senso letterale e non, non ci fa piacere.
Scrive l’autore: “Volevo una pulizia profonda, una decorticazione così radicale da arrivare fino alle mie cellule e costringerle a rinnovarsi. Non mi illudevo che il processo potesse essere curativo o permanente, o che avrebbe cambiato il mondo. Volevo semplicemente liberarmi del mio stato mentale corrente per aprirmi a qualcos’altro, qualsiasi altra cosa, anche solo per qualche giorno”.
A proposito del libro di Oakes, Alessandro Cassin scrive sulla rivista Doppio Zero:
“Digiunare diventa metafora e esempio limite dell’auto privazione sensoriale. L’autore, esamina forme di digiuno non alimentare come il digiuno da sesso e altre forme di privazione sensoriale. In un’occasione si reca a Minneapolis agli Orfield Labs che ospitano una “camera aneoica” forse il luogo più silenzioso al mondo, con un livello sonoro negativo di -13 decibel: “Al buio, senza alcun meccanismo per misurare lo scorrere del tempo, sono disancorato. Mi stacco dal fondo del mare e nuoto in profondità fino a un punto in cui il fondale si perde. Allora rimango sospeso su un abisso buio e senza fondo, dove vedo solo sfumature di buio in ogni direzione e sento il suono del mio stesso respiro”. Dopo quasi due ore, un suono: “Eccolo. Un lieve rumore impetuoso che, come mi diranno più tardi, è prodotto dal flusso del sangue nelle mie vene. Giro la testa e le ossa del collo scricchiolano udibilmente. Faccio una smorfia, un sorriso, e sento il crepitio della pelle. Avverto un fruscio come di carta da regalo: è il suono delle mie palpebre che si aprono e si chiudono”. Come dire, la privazione sensoriale come preludio a un sentire alternativo più profondo, similmente alle tradizioni mistiche dove lo svuotamento permette nuovi livelli di percezione.
Oakes con il suo libro ci invita a scoprire cosa accade si ci priviamo di tutto quello a cui siamo assuefatti.









