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Home Lezioni Private

L’abc della meteorologia, un alfabeto contro il sensazionalismo.

da Antonio Pascale
07/07/2025
in Lezioni Private
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Peppe Caridi è il direttore di MeteoWeb (https://www.meteoweb.eu/), il sito di meteorologia che si distingue per analisi accurate, libero dal quel sensazionalismo che di certo non fa bene a una disciplina basata sullo studio delle probabilità e che richiede umiltà e capacità di lettura di dati eterogenei e cangianti. Abbiamo fatto due chiacchiere, partendo proprio dall’abc

Cominciamo dall’abc, come si muovono le masse d’aria sul mediterraneo? Quali sono le cose principali da sapere?

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Non esiste una direzione specifica, bensì ci sono tante variabili da analizzare caso per caso, stagione per stagione e settimana per settimana. 

In generale?

Nel Mediterraneo, come in tutto l’emisfero settentrionale, le correnti prevalenti sono occidentali per la forza di Coriolis che spinge le masse d’aria da ovest verso est per effetto della rotazione terrestre. Per questo motivo generalmente le zone esposte a ovest sono più piovose di quelle esposte a est: a Roma piove più che a Pescara, a Napoli più che a Bari, a Livorno più che a Rimini, addirittura in Sicilia abbiamo piogge che a Palermo sono superiori quasi del doppio rispetto a quelle di Siracusa. E sempre per questo motivo in meteorologia chiamiamo “moto retrogrado” tutti quei movimenti di perturbazioni, cicloni e tempeste che riescono a sfidare questa forza e muoversi al contrario, da est verso ovest, come un’auto contromano in autostrada. Sono episodi piuttosto rari ma se ne verifica qualcuno ogni anno nel Mediterraneo ed è sempre molto affascinante. 

Cosa condiziona il movimento delle masse d’aria?

A condizionare il movimento delle masse d’aria nel Mediterraneo di giorno in giorno sono le figure bariche: il posizionamento degli anticicloni e dei cicloni è determinante per la rotazione delle masse d’aria che ruotano sempre in senso antiorario intorno alle basse pressioni e in senso orario intorno alle alte pressioni. Di volta in volta, la collocazione geografica di cicloni e anticicloni determina i venti al suolo e quindi la provenienza delle masse d’aria. Lo scirocco, ad esempio, soffia impetuoso nel nostro Paese quando abbiamo una bassa pressione su Genova, o in Francia, mentre la bora e il grecale irrompono da nord/est quando un ciclone si posiziona nel mar Jonio o nel Golfo di Taranto. Non a caso le cosiddette “Genova Low” e “Taranto Low” sono i riferimenti più caratteristici del meteo in Italia. 

Bene, senti, sempre rimanendo in tema abc, visto che ne hai accennato sopra, ci vuoi spiegare cosa è una bassa o un’alta pressione? 

Una alta pressione, cioè un anticiclone, è una zona in cui la pressione atmosferica al suolo è maggiore rispetto alle aree circostanti. È associata a moti discendenti dell’aria (subsidenza), che inibiscono la formazione di nubi e favoriscono condizioni stabili e soleggiate. Una bassa pressione, al contrario, è un’area in cui la pressione atmosferica al suolo è inferiore rispetto al circondario: qui abbiamo moti ascendenti dell’aria, che favoriscono la condensazione del vapore acqueo e lo sviluppo di nuvolosità, precipitazioni e tempo instabile.

Quindi è tutta una questione di peso?

Dobbiamo immaginare l’aria che respiriamo come una grande coperta invisibile che sta intorno a noi. A volte questa coperta è pesante e ci schiaccia un po’ di più, altre volte è più leggera. Quando parliamo di alta pressione e bassa pressione, stiamo parlando proprio di quanto pesa questa coperta d’aria in un certo posto. Quando c’è l’anticiclone, l’aria è più pesante, ci schiaccia verso il basso e garantisce il bel tempo tenendo lontane le nuvole. Quando invece c’è una bassa pressione, l’aria è più leggera, tende a salire e mentre sale, si raffredda e innesca la formazione delle nuvole da cui poi si scatenano le piogge e i temporali. L’alta pressione, insomma, è come una coperta impermeabile che ci avvolge, ci mantiene al caldo e ci protegge dalle intemperie. La bassa pressione, invece, è quel lenzuolino leggero e inadeguato al benessere e alla stabilità che ci espone alla pioggia, al vento, al maltempo.  

Ok, veniamo al punto: ma rispetto ai tempi miei, cioè Bernacca, Baroni, fino a Caroselli, le previsioni del tempo sono cambiate? In meglio, immagino. O si usano gli stessi strumenti?

Gli strumenti si sono enormemente evoluti, ma le previsioni sono peggiorate.

Ah!

Meteorologi straordinari come Bernacca e Baroni non ce ne sono più, perché è cambiata l’informazione, il modo di comunicare, il concetto di divulgazione. Il pubblico è disorientato da un lato da teorie improbabili, fandonie che oggi etichettiamo come complottismo ma sono le classiche leggende metropolitane, i luoghi comuni di una volta, amplificati dai social network; e dall’altro un fondamentalismo scientista che contribuisce al disorientamento. La mancanza di esperti credibili sotto l’aspetto comunicativo e informativo consente il dilagare di bufale, fake-news ed esagerazioni che fanno male alla meteorologia. 

Ma gli strumenti, dicevi, sono migliorati

Oggi abbiamo radar, satelliti ad alta definizione, aggiornamenti costanti e modelli molto più precisi, ma la ricerca ossessiva sul web del tempo comune per comune e ora per ora è fuorviante. La previsione millimetrica non sarà mai corretta, nessun meteorologo è in grado di dire con precisione in quale zona di Roma pioverà alle 10:25 di martedì prossimo. La grandezza di Bernacca e Baroni era quella di spiegare la meteorologia, dare a tutti gli strumenti per calare nel loro microclima gli effetti delle perturbazioni, e non intestardirsi nel dire a che ora pioverà in quale località. In quel modo si davano a tutti gli strumenti di intendere l’evoluzione del tempo, di capire come si sarebbe comportato il meteo in ogni determinata configurazione e in ogni data località, portando un po’ tutti ad appassionarsi alla meteorologia. Nel nostro piccolo, è quello che proviamo a fare con il meteo sul canale YouTube di MeteoWeb. È poi c’è il tema del nowcasting, enormemente sottovalutato. Ma è un altro discorso, molto lungo, che coinvolge anche l’approccio culturale nei confronti del meteo nel nostro Paese…

Allora il nowcasting lo affrontiamo la prossima volta. Passiamo al clima, rispetto ai tempi di Bernacca e Baroni, il clima è cambiato’, sta cambiando, cosa succede?

Certo, il clima è sempre cambiato nella storia del nostro Pianeta, ed è in continua evoluzione. Cambia da sempre e cambierà sempre, per fortuna. Dovremo iniziare seriamente a preoccuparci soltanto il giorno in cui non cambierà più, tutto rimarrà fermo, statico, uguale: significa che si sarà inceppato qualcosa. Rispetto ai tempi di Bernacca e Baroni non parliamo di grandi stravolgimenti, quelli sì che ci sono nel corso dei secoli.

Negli ultimi tempi?

Negli ultimi decenni invece assistiamo a quello che è l’attuale trend del cambiamento in corso: il famigerato global warming, il riscaldamento globale. Le temperature stanno aumentando sulla Terra da circa 200 anni, decennio più decennio meno. Si tende a far coincidere l’inizio dell’attuale periodo di riscaldamento globale con la rivoluzione industriale, ma è una palese speculazione. 

Cioè?

La verità scientifica è che all’inizio dell’800 è finita la PEG – Piccola Era Glaciale – un periodo iniziato nel ‘300 che ha portato le temperature molto in basso nel nostro Pianeta, determinando gravi conseguenze in termini di fame, povertà, carestie, malattie e mortalità. La fine della PEG ha naturalmente portato il nostro Pianeta all’attuale era interglaciale, analoga a quella che aveva preceduto la PEG conosciuta come “optimum medioevale”, durata circa 300 anni esattamente un millennio fa, con temperature analoghe se non superiori rispetto a quelle attuali. Non esistevano stazioni meteorologiche, satelliti o altri tipi di misurazioni, ma sappiamo che la Groenlandia venne colonizzata dai vichinghi proprio in quel periodo e fu chiamata “Greenland” perché era verde laddove oggi c’è solo ghiaccio. Si coltivavano viti e ulivi, con imponenti produzioni di vino e olio, persino nelle isole Britanniche fino all’attuale Scozia e, ad alta quota, sulle Alpi. E non c’era il turbodiesel… Succede, quindi, che il nostro Pianeta è vivo e che il clima per fortuna cambia com’è sempre cambiato nella storia. Se poi vogliamo proprio entrare anche nel merito, in tutti i periodi caldi l’umanità ha prosperato e si è sviluppata maggiormente rispetto a quelli freddi perché al caldo si sta bene e al freddo no. Basti vedere in quali fasce climatiche in cui è concentrata la stragrande maggioranza della popolazione mondiale: l’Indonesia ha sette volte gli abitanti del Canada, che però è cinque volte più grande. Una differenza demografica clamorosa, dovuta esclusivamente al tipo di habitat climatico. 

Ma la velocità del cambiamento, nello specifico l’aumento della temperatura, è assodata, vero? Cioè voglio dire, in merito alla velocità, i gas climalteranti CO₂ e derivati, possono aggiungere al cambiamento in atto un motivo in più di preoccupazione?

L’aumento della temperatura è assodato, la sua rapidità anche, le cause affatto. Innanzitutto spieghiamo bene di cosa stiamo parlando: esattamente +1.1°C rispetto a 200 anni fa. I dati ufficiali dell’IPCC sono questi e certificano un aumento di temperatura di +1,1°C negli ultimi due secoli. 

È veloce come fenomeno?

Possiamo parlare di “velocità” o di “gradualità”, è tutto molto relativo, certamente sono trend molto lenti e graduali rispetto alla concezione del tempo generazionale dell’essere umano; possono essere molto veloci in termini scientifici sull’andamento climatico planetario. Sul ruolo dei gas climalteranti e della CO₂ abbiamo un acceso dibattito scientifico.

Cioè, spiega?

È l’anidride carbonica che, aumentando, fa aumentare le temperature, o è l’aumento delle temperature che fa aumentare i livelli di anidride carbonica? Perché anche durante il periodo caldo medievale di mille anni fa, i livelli di anidride carbonica erano così elevati? Quali sono le reali cause del riscaldamento globale in corso? Quanto incide l’attività solare? E quanto incidono le attività umane? È molto probabile che incidano, ma è difficile che siano determinanti. Sappiamo per certo, ad esempio, che dopo la PEG le temperature sarebbero aumentate in ogni caso e sappiamo anche che in passato ci sono stati periodi più caldi di quello attuale. Questo non significa che l’uomo non c’entra affatto e non interferisce affatto sul clima, ma essere convinti che tutto dipenda dall’uomo significa avere un’enorme presunzione rispetto alla grandezza delle forze in gioco. Quelle della natura sono enormemente superiori a quelle dell’uomo e hanno capacità di incidere sull’andamento climatico molto superiori. In sostanza, la verità è che molte cose ancora non le conosciamo e non le sappiamo. Ecco perché serve cautela, tipica della scienza, anziché dare per certe cose che certe non sono. 

Concludiamo parlando un po’ di meteorologia oggi? Come la vedi? Non trovi ci siano dei siti che generalizzano un po’ troppo?

Il problema è sempre legato ai circuiti dell’informazione. Sul web c’è di tutto: è uno strumento fantastico che ha migliorato molto la meteorologia, ha unito appassionati in vere e proprie comunità, consentito la realizzazione di progetti e iniziative prima impensabili, e si trovano contenuti molto più specifici e approfonditi, di alta qualità e valore scientifico. Poi, però, c’è anche la rincorsa al meteo ora per ora in ogni singola località: una esigenza popolare, anche comprensibile, ma impossibile da soddisfare con correttezza scientifica. Questo ha fatto perdere il senso di tutto, e ha creato dei mostri che senza competenze cavalcano la loro popolarità alimentando la circolazione di bufale e fake news. Inventano improbabili nomi di cicloni e anticicloni, raccontano ogni evento con toni catastrofici enfatizzando in modo particolare il caldo e la siccità, sminuendo le ondate di freddo e maltempo e travisando l’approccio corretto rispetto alla spiegazione del fenomeno del riscaldamento globale e del cambiamento climatico in corso. Ma il vero problema è quando i grandi media generalisti preferiscono dare visibilità ed eco a questi stregoni, anziché affidarsi ai più esperti e competenti divulgatori. In molti casi nono lo fanno per ignoranza, ma in gran parte sono accordi commerciali. È una deriva triste e avvilente che mortifica la meteorologia, una delle scienze più affascinanti in assoluto, lasciando uno stato d’animo di vuoto in tutta la comunità degli appassionati che conoscono bene i meccanismi della scienza e ogni volta che vedono un articolo di meteo sui grandi media si fanno il segno della croce prima di iniziare la lettura, certi di trovare all’interno svarioni clamorosi. Però non voglio essere negativo: ci sono anche eccezioni virtuose.

Ad esempio? 

Il mio amico Guido Guidi (Aeronautica Militare) è uno dei migliori in assoluto e fa ogni giorno il meteo su Rai2. C’è Paolo Sottocorona su La7 che è molto bravo.? Ah, e poi c’è questa intervista…

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