Ho letto che nella notte scurissima del tempo i cani abbiano iniziato a evolvere insieme ai nostri irsuti antenati. Gli umani li convinsero dividendo con loro il cibo, e il patto di lealtà fu siglato: i cani ululavano al pericolo, proteggevano il riposo di quei poveretti che dovevano arrivare al buio stanchi morti, ma che, secondo certe teorie, prima di incontrare la tenace vigilanza canina non conoscevano il sonno profondo. Io non sono – purtroppo – un’etologa. Leggo, ma non ho strumenti per fabbricarmi certezze. So però che quando dormo con il mio cane vicino dormo meglio. Sono, di mio, una che dorme sodo; ma se c’è lui ai piedi del letto, qualcosa cambia. Soprattutto quando lo porto con me nei viaggi di lavoro. Io ho una passione per gli hotel: adoro la vita rarefatta del viaggio, la stanchezza della strada e gli alberghi in cui ogni dettaglio è pensato per lenirla – con esiti diseguali, in una scala dallo spartano al lussuoso, ma anche questa varietà mi piace. Ma a volte quando viaggio sola, di notte, mi capita di svegliarmi di soprassalto da un sogno e non sapere dove sono. E allora – anche se per fortuna poi la luce del mattino mitigherà lo smarrimento, e alla fine il mio gusto per il viaggio non ne sarà scalfito – allora mi agguanta il panico. Di essere sola in capo al mondo, in un posto dove nessuno sa di me. Poi mi passa, torno a dormire, dormo bene. Ma quando viaggio col mio cane (che peraltro adora il treno, ha una predilezione per i mezzi di trasporto su rotaia che forse rende conto di una sua coscienza ambientalista, o più probabilmente della piacevolezza del rollio da binario), quando viaggio col mio cane e alla reception mentre mi registrano i documenti gli fanno mille complimenti e lui chissà come capisce e mette su la sua espressione fiera, e in camera gli do la cena nella ciotola pieghevole, e poi mi addormento e sento il suo respiro ai piedi del letto, ecco, quando siamo insieme, io so che nella notte non mi sveglierò col batticuore. 








