Per nostra natura, fin dagli esordi, tentiamo di risolvere problemi. Se ci riusciamo (spesso con molta lentezza) creiamo nuovi scenari. All’inizio le novità ci sembrano degne di rilievo, a volte brillano di luce intensa, come quella che illumina certi bei sogni. Poi col passar del tempo, lo scenario si oscura, e allora ci sembra di essere caduti in un incubo.
I bambini fino all’altro ieri morivano prematuramente, anche noi adulti non eravamo da meno. Cattiva alimentazioni, scarsa igiene, infezioni, a volte bastava un taglietto e via, sul più bello si finiva di vivere.
Poi ci siamo dati da fare, casualmente ci sono venute delle idee, ed ecco che lo scenario è cambiato. Antibiotici, vaccini, migliore alimentazione, servizi igienici, fognature e i bambini non sono più morti, e anche la vita, nel suo complesso, si è allungata.
Allora, abbiamo cantato le lodi al progresso e all’essere umano, capace di tanto ingegno. Finché quei bambini, salvati dalla morte prematura, sono cresciuti, hanno occupato il pianeta: ora, non ci sembravano più fragili e simpatici esserini dai grandi occhioni, bisognosi di coccole, no, ora ci sembrano, anzi sono, orribili sfruttatori di energia fossile. Persone che combattono per realizzare i propri sogni, spesso a discapito dei nostri sogni. Cambiato lo scenario, sono cambiate anche le descrizioni. Ora, sempre più spesso, l’essere umano ci appare corrotto e diabolico.
Quindi? Siamo quelli che si entusiasmano per i viaggi spaziali che da qui a poco ci regaleranno pianeti nuovi e grandi avventure cosmiche da raccontare, oppure quelli dell’ultima generazione, da un momento all’altro destinati al collasso?
Il pianeta sopravvivrà, collasserà, e noi cresceremo e ci moltiplicheremo ancora o saremo i responsabili della sesta estinzione?
E’ importante rispondere, o almeno capire il range, il punto dove conviene posizionarsi per guadare il mondo, perché se a un estremo c’è l’ottimista antipatico, con venature transumaniste, convinto che tra volere e potere non c’è differenza, dall’altra, ci aspetta il vecchio reazionario De Maistre, che sostiene la necessità di ricorrere al boia, nemmeno troppo simbolicamente, perché gli umani lasciati a sé stessi si incarogniscono, fino a raggiungere vette di crudeltà: dunque ci vuole il boia con la sua scure che impone regole e punisce i peccatori.
Il fatto è che il futuro non è così prevedibile e lo sappiamo. Nei vecchi film di fantascienza abbiamo immaginato viaggi spaziali, ma nessuno ha ipotizzato l’arrivo del cellulare. Ci siamo battuti con forza per l’alfabetizzazione e ora ci lagniamo perché il mondo si è, anche grazie all’alfabetizzazione, molto complicato: non ci capiamo più niente e presi dal panico, stanchi di studiare una soluzione, prendiamo scorciatoie: finiamo per chiedere a gran voce uno che metta le cose apposto, velocemente, non importa come.
Anche per questa altalena umorale e difficoltà di decifrare le cose che accadono, ci chiediamo, per citare lo scrittore russo Anton Cechov: che ne sarà di noi?
Visto che siamo anche quello che mangiamo e produciamo, che cibo mangeremo? Come lo produrremo?
Nessuno lo sa con certezza. Perlomeno, tentiamo in questo numero di analizzare alcuni comportamenti umani, diciamo così, degni di nota, e alcune tendenze che riguardano il cibo che stiamo cominciando ad assaggiare.







