Arturo è un cane, forse un labrador ma non mi sorprenderei se fosse di un’altra razza. Non me ne intendo di cani. I cani mi piacciono anche ma non al punto da riconoscerne gli esemplari. Di certo non comprerei un cane, sono più un tipo da gatti. Sta di fatto che la vicina ha perso il suo pseudo-labrador e lo sta cercando. Tutto il circondario è impegnato da qualche ora nella ricerca di questo simpatico animaletto. È innocuo, anche tenero ma non mi fa venire quella vena di dolcezza, posso dirla così?
Preferisco i gatti, l’ho già detto? Mi entusiasmano. I cani non tanto.
Non troppo tempo fa a Torino, in un bar della stazione di Porta Nuova, mentre ero con un amico, provai ad accarezzare un cane di piccola taglia. Mi morse. La padrona me lo aveva detto quando oramai era troppo tardi. Tornando alla mia vicina di casa – del piano terra, per la precisione – ha lo stesso cane da diversi anni, almeno dieci e non mi sembra che sia mai scappato. Non ne ha mai avuto motivo. La padrona suppongo sia brava, non che la conosca bene.
“Arturo!!! Arturo..”
La sento, ha già messo in giro anche alcuni volantini. Quando penso ai volantini, mi viene in mente la promessa al pubblico, reminiscenze di diritto civile…
Arturo è un cane intelligente, sono sicuro tornerà. Lo ricordo sempre grande, anche quando era ancora un cucciolo.
“Dove seiii?”
Povero cane! Alcuni dicono che i cani malati, in fin di vita, vadano a finire il proprio ciclo altrove, per non far soffrire i propri affetti. Spero che non sia il caso di Arturo.
Non è così anziano, avrà dodici anni, non di più. Sarà solo uscito per una passeggiata,
magari è solo andato a cercare qualche donzelletta con cui accoppiarsi. Non so se è
castrato però. Ad ogni modo non sento più urlare la padrona. Sarà meglio che mi alzi e vada a dare una mano.
Due occhi azzurri mi guardano intensamente mentre sono ancora seduto sul divano della mia camera. Il cane bianco della vicina se ne sta tranquillo davanti alla porta della stanza.
“Arturo da quanto tempo sei lì?”








