Ci sono studi molto interessanti, che dovrebbero essere maggiormente raccontati e divulgati, perché sono molto istruttivi e spiegano la complessità dei sistemi naturali. Quest’ultimi sono fondati sulle mutazioni e sulle ibridazioni spontanee e non sono, come ci piace credere, un prodotto di una presunta inamovibile creazione. Siccome, riteniamo importante parlare di natura senza cadere nella fallacia naturalistica, è utile osservare e studiare le complesse dinamiche che la regolano: ebbene, a volte anche la semplice patata ci viene in aiuto. Comunque, uno studio apparso su Cell, ci dice che sulla patata coltivata ( Solanum tuberosum L.) – terza coltura di base più importante al mondo insieme a grano, riso e mais, e il cui uso alimentare è responsabile dell’80% dell’apporto calorico umano – per decenni abbiano dato per scontato molte cose: finora era noto che la patata e il pomodoro, entrambi appartenenti alla famiglia delle Solanacee, fossero imparentati tra loro. Ma appunto questo recente studio condotto dall’Istituto di genomica agraria di Shenzhen, in Cina, ha chiarito il tipo di parentela: attraverso l’analisi di 128 genomi l’Istituto ha stabilito che il Solanum tuberosum che mangiamo oggi, cioè la patata, è il risultato di un’ibridazione antica avvenuta tra il Solanum lycopersicum (pomodoro) e il Solanum etuberosum, una pianta originaria del Sud America. Nessuna delle due piante ha le strutture di accumulo di sostanze di riserva a cui ci riferiamo come tuberi, che si sono invece formati con l’ibridazione dando alle patate un enorme vantaggio di crescita in ambienti difficili, permettendo “l’esplosiva diversificazione delle specie” che vediamo e mangiamo oggi: da qui parte anche un’affascinante storia della patata che spiega molte cose di come siamo arrivati fin qui.







