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Home Lezioni Private

Decidono le femmine.

da Antonio Pascale
20/10/2025
in Lezioni Private
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Il biologo Daniele Derossi, ha da poco pubblicato per Einaudi un libro molto bello e interessante, Decidono le femmine. Evoluzione e bellezza maschile (2025). Abbiamo fatto due chiacchiere, sull’evoluzione e sulla bellezza.

Cominciamo dall’abc, mi spieghi in poche parole cos’è la selezione naturale? e poi quella sessuale?

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La selezione naturale spiega l’evoluzione dei caratteri adattativi: quelle caratteristiche che aiutano un organismo a sopravvivere meglio nel suo ambiente. Ad esempio, il becco robusto di un pappagallo gli permette di rompere il guscio delle noci. I pappagalli con il becco più forte saranno avvantaggiati nella lotta per la sopravvivenza e trasmetteranno questa caratteristica ai loro discendenti.

 Quella sessuale?

Ma questo meccanismo non spiega i caratteri ornamentali. La coda variopinta del pavone è ingombrante e vistosa, non lo aiuta a sopravvivere, anzi lo ostacola nel volo e lo rende più visibile ai predatori. Per questo Darwin introdusse un nuovo meccanismo: la selezione sessuale. I tratti ornamentali si sarebbero evoluti non perché utili, ma perché attraenti per il sesso opposto. I maschi più appariscenti avranno forse una vita più breve, ma, essendo preferiti dalle femmine, hanno maggiori possibilità di riprodursi e trasmettere i loro geni. Belli e dannati, insomma.

Mi fai due esempi più esaustivi di entrambi i meccanismi?

Uno degli esempi classici per illustrare la selezione naturale è la giraffa. L’antenato della giraffa era un animale simile all’okapi odierno, che appartiene alla stessa famiglia zoologica, i giraffidi, e assomiglia a un cervo cicciottello con le zampe zebrate.

Che fa la giraffa?

La giraffa vive nelle zone semiaride dell’Africa subsahariana. Nei periodi di siccità erano avvantaggiati i giraffidi preistorici con un collo leggermente più lungo, che potevano nutrirsi non solo di erbe e arbusti, ma anche delle foglie degli alberi. Questi individui avevano più probabilità di sopravvivere e di passare i loro geni alla discendenza. Con il passare delle generazioni la lunghezza media del collo è aumentata, consentendo di raggiungere foglie sempre più alte e dando origine alle giraffe moderne.

L’okapi, invece?

L’okapi, invece, che vive nelle foreste pluviali del Congo, non trarrebbe alcun vantaggio da un collo lungo e ha invece evoluto una colorazione che lo mimetizza nella luce filtrata della foresta.

Ok, passiamo alla selezione sessuale.

La selezione sessuale è un meccanismo diverso: non è guidata dalla lotta per la sopravvivenza, ma dalle preferenze del partner. Per semplificare, prendiamo una caratteristica semplice. Il maschio di Astrapia festonata, appartenente alla famiglia degli uccelli del paradiso, ha un corpo nero e due lunghe penne bianche della coda che possono essere fino a tre volte più lunghe del resto del corpo. Possiamo immaginare che l’antenato dell’astrapia avesse una coda di lunghezza normale. Se le femmine tovavano più attraenti i maschi con la coda più lunga della media e si accoppiavano soprattuto con loro, nel giro di molte generazioni la lunghezza media della coda dei maschi è aumentata. Un meccanismo analogo alla selezione artificiale in cui un allevatore seleziona una caratteristica che vuole sviluppare in una razza. Sui meccanismi di attrazione, volevo chiederti una cosa: hai capito perché le dinamiche de

Bene, prima di concentrarci sulle preferenze e sui meccanismi di attrazione, volevo chiederti una cosa: hai capito perché le dinamiche della selezione darwiniana, ormai grazie anche al neo darwinismo assodate,  suscitano ancora molte perplessità o nel migliore dei casi sono accettate ma non comprese? 

Da uno studio statistico pubblicato su Wired nel marzo 2024 risulta che il 26% degli europei, cioè circa uno su quattro, non crede nella teoria dell’evoluzione. Negli Stati Uniti questa percentuale sale addirittura al 32%. Numeri impressionanti, che mostrano come il rifiuto dell’evoluzionismo resti diffuso anche in società avanzate.

Motivi?

Negli Stati Uniti le motivazioni sono in gran parte di natura religiosa: molte chiese evangeliche sostengono infatti l’Intelligent Design, una forma di creazionismo presentata con un linguaggio pseudo-scientifico. La Chiesa cattolica, invece, da tempo accetta la teoria dell’evoluzione, riservando l’intervento diretto di Dio alla creazione dell’anima umana. Una posizione non troppo distante da quella di Alfred Russel Wallace (co-scopritore, insieme a Darwin, della teoria della selezione naturale), che pur riconoscendo l’evoluzione biologica riteneva necessaria un’azione sovrannaturale per spiegare alcune capacità uniche dell’essere umano, come la coscienza e il senso morale.

Gli italiani?

Il fatto che un italiano su quattro rifiuti o sia incerto sull’evoluzione è quindi ancora più sorprendente: non solo denota una scarsa conoscenza dei dati scientifici, ma anche della posizione della stessa Chiesa cattolica.

La selezione sessuale è quasi una sconosciuta?

Per quanto riguarda la selezione sessuale, che è l’argomento a cui mi sono principalmente dedicato in questo libro, penso che la situazione sia ancora peggiore. Non dispongo di statistiche in merito, ma la maggior parte delle persone che conosco — a meno che non abbiano una formazione scientifica — non ha neppure sentito parlare di selezione sessuale. In un’epoca come la nostra, in cui è facile diffondere false informazioni su internet, credo sia particolarmente importante rafforzare l’insegnamento delle scienze nelle scuole e aumentare sia il numero, sia la qualità degli articoli di divulgazione scientifica.

Allora dai parliamone, chi sceglie chi?

Abbiamo visto che Darwin introduce il meccanismo della selezione sessuale per spiegare l’evoluzione dei tratti ornamentali. Per ornamenti si intendono tutte quelle caratteristiche che hanno la funzione di attirare un partner, senza però conferire alcun vantaggio diretto alla sopravvivenza. Questi tratti possono essere fisici, come colorazioni, criniere o bargigli, ma anche comportamentali, come i complessi rituali di corteggiamento – ad esempio danze e vocalizzi – che hanno spesso una base genetica.

Ok che succede?

Secondo Darwin, nelle specie animali sono in genere le femmine a decidere, mentre i maschi competono tra loro per essere scelti. In molti uccelli, come i fagiani, i pavoni, o gli uccelli del paradiso, durante la stagione riproduttiva i maschi si radunano in aree di parata chiamati lek. Le femmine visitano queste aree dove i maschi si esibiscono e scelgono quelli che preferiscono, sia per l’aspetto fisico che per l’abilità dimostrata durante i rituali di corteggiamento. Il risultato è spesso impietoso: i maschi di successo si accoppiano con molte femmine, mentre la maggior parte non si riproduce affatto.

Ci sono degli esperimenti che mostrano per esempio quanta fatica fa un pavone maschio per accoppiarsi e quanto spesso non riesce. Ci sono esempi anche in altre specie, vero?

L’asimmetria riproduttiva (reproductive skew), cioè il fenomeno per cui pochi maschi si accoppiano con molte femmine mentre altri si riproducono poco o per nulla, è comune nel regno animale. In molte specie, come nei cervi, negli scimpanzé o nei leoni, il maschio dominante scaccia i rivali per mantenere il controllo riproduttivo sulle femmine del gruppo.

Per i pavoni?

Tra i pavoni, gli uccelli del paradiso o i bowerbird, la competizione tra maschi è più un concorso di bellezza che una gara di pugilato. Il risultato però è simile, alcuni esemplari hanno molto più successo di altri.

Per curiosità, chi è più stressato il maschio perdente o quello vincente?

Nel rispondere a questo tipo di domande è importante fare attenzione a non antropomorfizzare il comportamento animale. 

Certo

Quando abitavo a Londra, in autunno mi piaceva passeggiare nel parco di Richmond per ascoltare il bramito dei cervi in amore. Durante la stagione del corteggiamento, i maschi dominanti trascorrono la maggior parte del tempo a sorvegliare il loro harem di femmine: dormono poco, si alimentano di meno e ingaggiano combattimenti con i rivali che cercano di avvicinarsi.

Questi comportamenti sono estremamente dispendiosi dal punto di vista energetico: un maschio può perdere fino al 25% del proprio peso corporeo in poche settimane. Non so se questo significhi che sia anche psicologicamente stressato — io, di sicuro, lo sarei.

Non dobbiamo antropomorfizzare, ma siccome siano animali mi chiedevo: studiando altre specie siamo giunti a qualche conclusioni riguardo i sapiens?

Sicuramente i modelli animali sono stati fondamentali per comprendere la fisiologia e il funzionamento delle cellule del nostro corpo. Se però ci spostiamo su comportamenti sociali complessi, come quelli che entrano in gioco nei processi di selezione di un partner, credo sia necessario essere più cauti

Spiega.

Sento spesso dire che un’azione è contro natura oppure secondo natura. Per me, questo non ha senso: in natura possiamo trovare esempi di quasi ogni comportamento umano, dal più moralmente abietto — come l’infanticidio praticato dagli scimpanzé, quando un nuovo maschio alfa prende il sopravvento in un gruppo ed elimina la prole del suo predecessore — all’altruismo estremo delle formiche, che si sacrificano in massa per salvare la propria regina in caso di pericolo.

Se dovessi arrischiarti. A trarre una conclusione?

Se proprio dovessi arrischiarmi a trarre una conclusione dallo studio della selezione sessuale, direi che, negli animali dotati di capacità cognitive superiori, come uccelli e mammiferi, la selezione sessuale abbia premiato la libertà di scelta femminile, e che questa libertà abbia a sua volta contribuito allo sviluppo dell’intelligenza in generale.

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