Il romanzo è una forma d’arte giovane, almeno rispetto alle più antiche, come la musica e la pittura, la scultura. Ebbene, a partire dal Settecento, il romanzo è stato anche un grande contenitore: abbiamo cercato di metterci più cose possibili. Non solo sentimenti, ma abitudini, costumi, pratiche di vita quotidiana, oggetti in uso al tempo. Il romanzo doveva contenere il mondo.
Del resto, come si informavano le persone quando gli altri media scarseggiavano? Col romanzo, appunto. Poi, col tempo, le “opere mondo” si sono ristrette e di tanto in tanto qualcuno se ne lamenta.
Se siete affezionati al quel modo di raccontare e contenere il mondo, ma avete letto tutti i libri e non sapete dove rivolgere la vostra attenzione nonché curiosità, vi consiglierei di aprire gli alberi e sfogliarli come se fossero romanzi.
In realtà lo sono, grandi contenitori di storie globali, planetarie, universali.
Per leggere gli alberi bisogna però impratichirsi. Certo, è chiaro che va maneggiata un po’ di botanica sistematica, ma quella si impara subito. La pratica che bisogna invece imparare per bene è il carotaggio, ossia l’estrazione della parte più antica di un albero, il midollo.
La carotatura non danneggia né uccide un albero. L’albero nemmeno se ne accorge. Più possibile che ve ne accorgiate voi, insomma ci vuole un po’ di sforzo. Col carotaggio possiamo esaminare gli anelli di accrescimento e poi, grazie ai miglioramenti della dendrologia (che poi è l’arte di leggere le piante, attraverso gli anelli di accrescimento), partono le storie.
La prima cosa che i nuovi romanzieri, esperti in carotaggio, sono riusciti a leggere è la straordinaria longevità di alcuni alberi. Molti degli alberi più longevi del mondo crescono nelle Americhe: in Cile c’è El Gran Abuelo, un cipresso della Patagonia (Fitzroya cupressoides), datato con il metodo degli anelli di accrescimento nel 1993, ha un’età stimata di 3.622 anni.
Sulle montagne della Sierra Nevada, in California, le sequoie giganti (Sequoiadendron giganteum) possono vivere più di 3.200 anni. Gli alberi più antichi conosciuti al mondo sono i pini dai coni setolosi (Pinus longaeva). Il più antico conosciuto è germogliato più di 4000 anni fa, ed è anteriore di due secoli rispetto alla piramide di Djoser, la più antica piramide egizia. Potete dunque immaginare che storie contengono.
Questo arco temporale comprende una parte molto ampia della storia della civiltà umana, lo sviluppo dell’agricoltura, della tecnologia e della scienza, della religione, del linguaggio, della scrittura e della cultura.
A parte la datazione, possiamo studiare ogni tipo di legno, basta che questo contenga un numero sufficiente di anelli per formare un disegno riconoscibile. Quindi, va bene un albero ma va bene anche una trave in un edificio storico, il rivestimento in legno di un pozzo romano, il pannello di quercia utilizzato da un pittore o un violino Stradivari.
Di recente un team internazionale di dendrocronologi ha utilizzato le serie di anelli di accrescimento misurate sulle tavole armoniche di 284 violini realizzati da Antonio Stradivari tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo per risalire all’origine del suo legno di abete rosso, da lui prediletto, nelle foreste di alta quota della Val di Fiemme, nell’Italia settentrionale.
L’ampiezza degli anelli di crescita del legno antico sono storie da leggere. Raccontano delle prove e delle tribolazioni a cui gli alberi hanno assistito durante la loro vita.
Anche le date in cui sono stati abbattuti ci forniscono informazioni preziose. Nei periodi di prosperità delle antiche civiltà, fioriva anche l’edilizia, il che comportava l’abbattimento di molti alberi e una deforestazione diffusa. E viceversa: nei periodi difficili per le civiltà umane, le foreste prosperavano.
Studiando i reperti archeologici e di legno provenienti dall’Europa centrale, in un arco di tempo di 2.500 anni, possiamo risalire alle date di abbattimento e quindi ai periodi di boom edilizio in epoca romana e medievale, ma anche, al contrario, stabilire in quali periodi è venuta ameno l’attività edilizia, a causa di tumulti politici o epidemie, come la Peste Nera a metà del XIV secolo.
Tra l’altro, gli studi mostrano che mentre l’epidemia di peste bubbonica fu catastrofica per la popolazione umana europea, diede agli alberi europei una tregua dalla deforestazione incessante.
Sono solo esempi e altri se ne potrebbero aggiungere, come i cicli di cambiamento climatico che hanno causato siccità, impoverimento di risorse o piogge abbondanti o di brillamento solare (grazie al picco di contenuto di radiocarbonio dei singoli anelli).
Dunque gli alberi sono testimoni, raccontano com’è andato il viaggio finora, cosa abbiamo dovuto subire, per dolo o colpa, o semplicemente perché esposti al caos dell’universo, ma come per tutte le storie, gli alberi possono consegnarci un manuale di istruzioni per il futuro.
Tutto sta a non gettare questi cartelli stradali per terra.







