L’Economist ha provato a stimare il numero di morti a seguiti dei devastanti incidenti (alcuni ancora in corso) di questa estate 2026 e un confronto con incendi di anni passati.
Gli incendi al momento hanno bruciato 116.000 ettari di terra. Sui Pirenei, la Spagna ha subito i più grandi incendi mai registrati, il terzo più grande di sempre.
Il Canada non è da meno: da metà luglio sono stati registrati anche in Ontario quasi 900 incendi, alcuni di questi hanno oscurato i cieli fino in Virginia.
Ora, gli incendi boschivi sono capaci di uccidere da centinaia o migliaia di chilometri di distanza, sia per via del il calore che generano (spingono il fumo in alto nell’atmosfera, dove i venti possono trasportarlo attraverso un continente), sia per il fumo che contiene particelle di varie dimensioni, incluse quelle con un diametro pari o inferiore a 2,5 micron (cioè la forma di inquinamento atmosferico che rappresenta la maggiore minaccia per la salute pubblica).
Dunque, per stimare il numero di vittime degli incendi di luglio, l’Economist ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale capaci di combinare i dati recenti sul fumo degli incendi con i modelli di mortalità pubblicati su due studi accademici.
Col primo studio si è stimato che gli incendi in Nord America nell’ultimo mese abbiano causato circa 1.400 decessi acuti aggiuntivi (ovvero, decessi in eccesso previsti nel giorno dell’esposizione). Applicando lo stesso metodo all’Europa, si ottiene una stima di soli 18 decessi, finora.
Il secondo studio (concentrato sugli incendi boschivi europei del periodo 2004-2022) ha conteggiato i livelli di PM2.5 e ha calcolato i decessi in eccesso sia nel giorno dell’esposizione che durante la settimana successiva. Questo approccio produce numeri assoluti più elevati, ma un andamento simile per il mese di luglio: oltre 4.000 decessi acuti in Nord America e circa 415 in Europa.
Per quanto riguarda le particelle sottili rilasciato nell’atmosfera i numeri sono questi: i due vasti incendi che hanno devastato l’Ontario occidentale tra l’11 e il 20 luglio 2026 hanno rilasciato nell’atmosfera ben 365.000 tonnellate (402.000 tonnellate americane) di PM 2.5, un peso equivalente a quello di 40 Torri Eiffel.
La colonna di fumo si è spostata verso est e sud, scendendo fino a ricoprire le regioni densamente popolate dei Grandi Laghi e del nord-est degli Stati Uniti tra il 15 e il 20 luglio.
I quattro incendi in Francia e Spagna, pur essendo di grandi dimensioni rispetto agli standard regionali, sono più piccoli e hanno prodotto meno fumo.
Finora hanno rilasciato circa 82.000 tonnellate di PM 2.5. E il fumo ha in gran parte risparmiato le grandi città europee.
Parte del fumo proveniente dalla Francia sud-occidentale è stato spinto verso ovest nell’Atlantico, e gran parte del fumo diretto verso est, in direzione della Grecia, è rimasto finora troppo in alto nell’atmosfera per colpire le persone a terra. Madrid e Bordeaux hanno entrambe subito episodi di aria pericolosamente inquinata, ma non nella stessa misura delle aree densamente popolate del Nord America.
Conclusione? È necessario portare a zero gli incendi. Usiamo un’euristica come slogan: meno inquiniamo è meglio per tutti. Poi lo sappiamo, gli incendi sono quasi tutti di origine dolosa.







