I contadini, gli agricoltori, gli imprenditori agricoli, comunque desideriamo e scegliamo di chiamarli, sono fondamentali. Lo sono ancora e lo saranno per molto, andrebbero aiutati e non sviliti.
Non che gli aiuti non ci siano, ma sono in ritardo rispetto alle complesse questioni geopolitiche che cambiano gli scenari. Tra l’altro gli scenari si modificano anche per i cambiamenti climatici che andrebbero considerati.
Poi c’è lo svilimento. Si manifesta in molti modi. Sappiamo che i grandi economisti non hanno mai sopportato i contadini. Da Adam Smith che spingeva i contadini affinché cedessero il passo ai proprietari terrieri (perché allora “la terra sarebbe stata molto meglio valorizzata”) fino Karl Marx che ne prevedeva la sostituzione con una moderna gestione socialista.
Pochi i leader politici novecenteschi che hanno capito i contadini, i più scaltri li hanno sfruttati come serbatoio di voti – alla fine la conoscenza di questa realtà ce l’hanno offerta alcuni poeti e scrittori, pensiamo in Italia e Rocco Scotellaro o Ignazio Silone, per non citare sempre Carlo Levi. Gli altri leader li hanno ignorati, pensando che prima o poi sarebbero diventati tutti operai – cosa che è avvenuta solo in parte, oggi un terzo della popolazione mondiale di mestiere fa l’agricoltori e produce prodotti agricoli e nella sostanza sfama tutti.
Ma sono sviliti ogni volta che ignoriamo come funziona davvero l’agricoltura. Che non significa capire solo se un prodotto è di stagione o se il chilometraggio è giusto, ma saper analizzare il ciclo del carbonio, quello dell’azoto, comprendere, poi, le complesse reazioni chimiche che rendono il suolo agricolo vivo o morto.
La mancanza di questo abbecedario rende poi più facile teorizzare la necessità di una fantomatica nuova agricoltura, in generale etichettata come naturale, in opposizione a quella moderna.
Per esempio, si attaccano i fertilizzanti di sintesi e di contro si ricorda di quando i contadini reintegravano il terreno con il letame – che poi di sintesi è solo l’azoto, gli altri sono minerali ricavati dalla miniera, perché solo a partire dal 1861 in Sassonia si cominciarono a vedere grandi cave di sali potassici e solo nel 1883, in Florida si cominciò ad estrarre fosfati.
In questo caso non si tiene conto dell’abbecedario. La letamazione è una pratica ottima, vitale per molti aspetti, si intende, ma per come è fatto il mondo, non sempre utilizzabile su larga scala.
L’ultimo report della FAO stima che nel 2019 gli allevamenti hanno emesso 128 milioni di tonnellate di azoto, di cui però solo il 70% è rimasto nei campi. Se volessimo utilizzarlo tutto, per sostituire i concimi di sinestesi, a parte la necessità di una doppia coltura, a base di leguminose sovesciate (se fate i calcoli, vista la disponibilità di terra e la necessità di produzione, i conti non tornano), dovremmo raccogliere questa parte di azoto, ovvero di letame rimasto nei campi di tutto il mondo (nella sostanza riusciamo a utilizzare ma non sempre in maniera efficiente solo il letame proveniente dai vituperati allevamenti)
Voglio dire, dovremmo recuperare il letame che comunque contiene solo 1/2% di azoto. Azoto rilasciato dagli animali, in forma di letame, a macchia di leopardo su una superfice immensa – ricordiamo che la superfice adibita a pascolo ammonta a 30 milioni di chilometri quadrati.
Sono solo esempi. Altri possono essere elencati. Ciò non toglie che l’agricoltura, anche in virtù dei miglioramenti dell’ultimo secolo, presenta una marea di problemi, così come è problematica la vita di molti contadini sparsi per il mondo. Ci sono problemi per la diminuzione dello strato arabile, per l’estrazione di risorse e per lo spreco di risorse, per i brevetti che costano parecchio e i cambiamenti climatici che determinano le vite degli agricoltori di tutto il mondo.
Sono problemi che hanno la loro complessità. Dobbiamo con pazienza risolverli, e per le soluzioni l’abbecedario agricolo è fondamentale. I contadini, gli agricoltori, gli imprenditori agricoli, comunque vogliate chiamarli, sono fondamentali, a meno che non diventiamo tutti respiriani impariamo a fare la fotosintesi.
Sui respiriani nemmeno mi voglio esprimere, sull’apprendere la fotosintesi, invece, ho serissimi dubbi.







