Sono numerosi gli studi che documentano le abitudini onnivore dei gruppi di scimpanzé che abitano l’Africana tropicale. Oltre a insetti e a resti di carcasse dovute a piccole attività predatorie, di norma mangiano oltre cento differenti specie di piante, ma è la frutta a dominare la loro alimentazione: i fichi sono i loro preferiti.
Molte delle osservazioni realizzate sul campo hanno mostrato come gli scimpanzé caccino insetti (soprattutto termiti, spesso pescandole per mezzo di stecchi e fili d’erba) e animali invertebrati, uova di uccelli e pulcini.
Gli scimpanzé danno anche la caccia a mammiferi di piccole dimensioni (soprattutto colobi, ma anche giovani esemplari di facoceri, tragelafi, galagoni, cefalofi azzurri e babbuini), di cui poi condividono la carne con gli altri membri del gruppo. A Gombe, in Tanzania, in un anno i maschi adulti degli scimpanzé arrivano a catturare fino a venticinque chili di carne; una quantità decisamente maggiore rispetto a quella che veniva mangiata nelle società agricole più tradizionali, dove il consumo annuale pro capite di carne era inferiore ai dieci chili.
La caccia è praticata principalmente da due o più maschi, ma possono parteciparvi anche le femmine, talvolta trasportando i propri cuccioli sulle spalle. E nell’area di osservazione di Fongoli, in Senegal, si sono potuti osservare esemplari di scimpanzé adoperare diversi strumenti a mo’ di lance per uccidere i galagoni piccole proscimmie notturne.
Nelle foreste tropicali, dove c’è abbondanza di specie vegetali e animali diverse, un’esistenza di questo tipo non risulta particolarmente gravosa, difatti gli scimpanzé delle foreste spendono più o meno la metà delle ore diurne impegnati nella ricerca e nel consumo di cibo, dedicando tra i 60 e 1’80 per cento di questo tempo alla frutta.
Ciò lascia loro parecchie ore per riposarsi, esplorare l’ambiente circostante, socializzare.
Ma una dieta onnivora ad alto contenuto di frutta limita il numero di individui a cui un gruppo di scimpanzé può arrivare, essendoci un quantitativo limitato di alberi da cui rifornirsi, la maggior parte dei quali produce frutti solamente una o due volte all’anno senza contare che ci sono altre specie animali con cui competere per accaparrarsi il bottino.
I calcoli ci dicono che alcune foreste possono sostenere una media di 1,5 esemplari di scimpanzé per chilometro quadrato, e fino a due o persino quattro individui nelle aree più ricche di frutta, mentre negli ambienti della savana, spesso aridi e poveri di risorse, i tassi di densità sono comunemente inferiori a un individuo per chilometro quadrato.
Conclusione? Vivere di frutti selvatici e di piccoli animali catturati è un’impresa impossibile nell’odierno ambiente urbano, così densamente abitato. A meno che non decresciamo fino ad arrivare a pochi milioni di sapiens che a quel punto potrebbero dedicarsi non a progettare missili intergalattici, dipingere e scolpire, scrivere la divina commedia, produrre innovazioni vitali come vaccini e antibiotici, ma più semplicemente a prendere ciò che gli alberi offrono e per il resto del tempo dedicarsi alla contemplazione.
Forse non sarebbe così male ma nel lungo periodo non si può fare.(tratto dal nuovo libro di Vaclav Smil, Come sfamare il mondo, Einaudi 2025)







