Indimenticabile…
Il giorno in cui sono stato promosso alla quinta elementare.
Indimenticabile perché a casa trovai pronta per la merenda una bella rosetta con la mortadella, e fu amore al primo assaggio.
Finiva per sempre il tempo del panino all’olio.
Mollicoso, troppo mollicoso, con quella crostina scura appena appena percettibile ed il morso che in bocca non ne voleva sapere di sciogliersi: s’attaccava al palato e se non si interveniva con la mano era impossibile proseguire.
Figurarci, poi, quando ci veniva somministrato con una buona dose di prosciutto crudo, inghiottirlo diventava faticosissimo.
Anche più tardi, durante le feste alle medie, i paninetti all’olio carichi di prosciutto rimanevano orfani per sempre delle bocche affamate.
Venivano prescelti, semmai, quelli con il prosciutto cotto con la maionese.
Ma quel giorno, in cucina, addentai la rosetta e sentii subito la differenza.
Già dal morso, croccante e grosso, che scendeva stritolando quel castello di carta creato dal forno, sentii che il mio gusto per il pane sarebbe cambiato.
In bocca il cibo si fondeva a meraviglia con le papille gustative, l’impasto che se ne produce diventa poltiglia per i denti, il passaggio dagli incisivi ai molari diventa carico di sublime piacere.
In poche parole non avevo ancora finito il boccone che già ne addentavo un altro.
Chi se lo sarebbe aspettato che andando dal fornaio con le cinquecento lire per acquistare il solito filone con i panini e le rosette una di quelle sarebbe spettata proprio a me.
E quante volte ci avevo sperato vedendo il sor Ugo infilare la mano nella cesta dietro il vetro del banco e pescare quelle più cotte e gonfie.
Niente a che vedere con le operaie ciriole e le striminzite frustine.
Alla fine, l’ultimo morso, liberava le dita e l’appagamento: soddisfatto a pieno.
In seguito, le rosette, sono state protagoniste di viaggi nella carta stagnola ospitando disinvoltamente frittate improbabili, fettine impanate, pomodori e mozzarelle che mettevano a dura prova la crosta.
Altri tempi, altri ricordi.
A vederle ora mi fanno sempre una buona impressione nonostante la concorrenza delle ciabattine tutta crosta, delle pagnottelle fritte speziate, e dell’enorme fettina di pane casareccio.
Ma restano lì: impavide e intramontabili.
Poi una volta, in campagna, m’hanno messo in mano una bruschetta.
E quella, però, è tutta un’altra cotta.








