Tutti noi che amiamo l’agricoltura del futuro, quella che usando meno input e sperimentando nuove tecniche, sia di coltivazione sia di miglioramento genetico, riesce a produrre prodotti migliori di quelli del passato, meno costosi e più retributivi, insomma tutti noi siamo attenti alle truffe.
Queste ultime oltre ad essere riprovevoli perché ingannano il consumatore e arricchiscono i produttori senza scrupoli, sono anche un caso di studio. Per capire infatti come può e se può funzionare una determinata coltura in regime biologico, bisogna usare meno slogan ad effetto e perdere più tempo per conoscere quali sono le reali esigenze di quella coltura. Fin dove ci si può spingere. Senza questo realismo agricolo, poi è facile ingannare. Il Sole 24 ci racconta della maxi truffa ai danni dei consumatori (scoperta dalla Guardia di Finanza di Pavia) che 14 aziende avrebbero portato avanti vendendo riso e altri cereali come bio quando, in realtà, li producevano utilizzando prodotti non ammessi. L’operazione è culminata con il sequestro preventivo di beni per oltre dieci milioni di euro. Questa somma, infatti, è considerata dalla Procura di Pavia come il profitto illecito derivato dai reati di frode nell’esercizio del commercio e di truffa per assicurarsi fondi pubblici senza averne effettivamente diritto.







