Mi sveglio presto. La casa è ancora buia ma la mia voglia di andare a scuola mi fa pensare che sia già l’ora di alzarsi.
Guardo l’orologio che ho sul comodino: 6:28. Manca ancora mezz’ora al suono della sveglia.
Mi preparo e faccio colazione.
Scendo di casa insieme a mio padre che mi accompagnerà all’asilo.
Mentre la macchina percorre il tragitto da casa all’asilo, papà si accorge che ho gli occhi lucidi: soliti capricci!
Arrivo a scuola: inizia la mia giornata.
Durante la lezione di matematica incomincio a non sentirmi bene: febbre!
Sono felice, non per essermi ammalata ma perché quella sarebbe stata l’occasione per mangiare la mia torta preferita che mia madre mi prepara solo in due casi: se sono malata o come premio per essere stata ubbidiente.
Una torta semplice e poco appetitosa che stranamente mi piaceva tantissimo.
Torno a casa, ho la febbre alta. Entro nella mia stanza. Sto male non ho voglia di mangiare ma dalla cucina un profumo di mandorle e carote percorre il corridoio e arriva fino a me. Mi sento già meglio.
Nonna, nel frattempo è seduta accanto al mio letto e mi legge un libro. Non presto attenzione. La febbre è forte. Ma mi rassereno: arriverà la mia torta.
Sono felice nonostante tutto.
Felice, sì.
Quei giorni mi sarebbero serviti per essere coccolata dalle persone più importanti della mia vita. Avrei mangiato la mia torta con cui la mamma allentava ogni tensione.








